La Val Taleggio è una valle ricca di racconti popolari: storie di animali, di folletti e di perso-naggi di fantasia che popolavano l’immaginazione e il territorio. Infatti, conoscendo le fiabe locali si possono ricostruire degli itinerari che permettono di incontrare personaggi fantasti-ci. Le fiabe sono narrate in bacheche lungo il percorso, al fianco delle quali le sagome dei protagonisti dei racconti sono delle presenze simpatiche e al contempo misteriose.
La partenza è presso il parcheggio in Piazza Saint-Chaffrey a Sottochiesa, da dove si segue la strada provinciale verso Olda per circa 300 m e, alla partenza della mulattiera per S. Bartolomeo si scopre la prima leggenda: “Ól folètt del púnt de Sücé”.s aGiunti a S. Bartolo-meo si sale seguendo la strada e, in prossimità di un tornante, si imbocca il sentiero 155B che conduce al Santuario di Salzana. A destra del Santuario si prende il sentiero 155C che porta a Pizzino da dove, proseguendo oltre il paese, è possibile arrivare alla Corna. Sulla cima di questo caratteristico sperone roccioso, di fronte al panorama della Val Taleggio, si comprende perché qui sorgeva la rocca Guelfi. A questo luogo è ispirata la ballata “Lucia de Castellani di Pizzino”, opera del poeta Samuele Biava (1792/1870). Si torna sui propri passi e, poco prima del cimitero, si svolta a sinistra imboccando la mulattiera che scende a Sottochiesa dove si trova la fiaba “Il lupo della forzèlla di Raspalupo”. Arrivati sulla strada asfaltata si prosegue per un brevissimo tratto, si devia a sinistra verso l’abitato di Sotto-chiesa e, prima della chiesa parrocchiale, si imbocca la stradella di Via Borghi per tornare al punto di partenza, dove è possibile scendere nel parco giochi comunale per scoprire l’ultima fiaba del nostro percorso “Ól folètt de Sücésa. ”
Ci sono altri due luoghi animati dalle fiabe: il primo è nel parcheggio appena fuori dal paese di Olda, al bivio verso Vedeseta, dove è narrata la leggenda “La Pitòca de Old”a. Mentre a Peghera, in prossimità del lavatoio, si trova la favola “La fontana dell’orso”.

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